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Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Buongiorno amici e buona giornata. Ascoltate, oggi, la voce del Signore: non indurite il vostro cuore. Oggi chiamati perché Dio è fedele per sempre. In forza delle antiche promesse, rinnovate nel sangue di Cristo, chiediamogli il suo Spirito e l’intelligenza del cuore: Fà, o Signore, che ti riconosciamo! Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.
«In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”» (Gv 8,51). L’affermazione di Gesù equivale al non essere più schiavi di ciò che la morte significa verso il tentativo di vivere in gioia ed in pienezza. È dare le spalle al sepolcro ed avere il volto proteso verso un futuro che ma gravido delle promesse di Dio. Eppure la proposta di Gesù incontra una pessima accoglienza proprio da parte di coloro che sono discendenza di Abramo, nonostante ciò non sono in grado di saper entrare in relazione con la Sua parola di Gesù con apertura e fede. Non riconoscono in Gesù la fine di ogni promessa di Dio e l’inizio di un’alleanza nuova ed eterna. (Gv 8,51-59)                                                   Contemplo:

Guardando alla storia del popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento, vediamo emergere, anche nei momenti di maggiore difficoltà come quelli dell’esilio, un elemento costante, richiamato in particolare dai profeti: la memoria delle promesse fatte da Dio ai Patriarchi; memoria che chiede di imitare l’atteggiamento esemplare di Abramo, il quale, ricorda l’Apostolo Paolo, «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza» (Rm 4,18).
Una verità consolante e illuminante che emerge da tutta la storia della salvezza è allora la fedeltà di Dio all’alleanza, alla quale si è impegnato e che ha rinnovato ogni qualvolta l’uomo l’ha infranta con l’infedeltà, con il peccato […] fedeltà di Dio che è giunta a sigillare la nuova ed eterna alleanza con l’uomo, attraverso il sangue del suo Figlio, morto e risorto per la nostra salvezza.
In ogni momento, soprattutto in quelli più difficili, è sempre la fedeltà del Signore, autentica forza motrice della storia della salvezza, a far vibrare i cuori degli uomini e delle donne e a confermarli nella speranza di giungere un giorno alla «Terra promessa».
Qui sta il fondamento sicuro di ogni speranza: Dio non ci lascia mai soli ed è fedele alla parola data. Per questo motivo, in ogni situazione felice o sfavorevole, possiamo nutrire una solida speranza e pregare con il salmista: «Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia speranza»