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Beati i poveri in spirito.

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo.  Oggi chiamati perché nel nome di coloro che sono chiamati beati da Cristo, domandiamo al Padre che il suo nome venga glorificato da ogni uomo: Venga il tuo regno, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 5, 1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Commento:

Il brano delle beatitudini che oggi ascoltiamo presenta la carta d’identità di Gesù.
Gesù è l’uomo delle beatitudini e chiama ogni discepolo a seguirlo sulla stessa strada.
Come ha fatto lui, Signore e Maestro, così anche noi siamo invitati a vivere: poveri, miti, cercatori di giustizia, operatori di pace, puri di cuore, capaci di portare le sofferenze, pur nel pianto e nella persecuzione, che l’essere discepoli può comportare.
San Paolo ci assicura che in ogni genere di afflizione possiamo sperimentare la consolazione di Dio e divenire anche noi capaci di consolare i fratelli che sono provati dalla sofferenza. La comunione con Cristo, il nostro essere suoi discepoli, ci rende capaci di vivere le beatitudini e di diventare strumenti di misericordia per i fratelli.

Contemplo:

Il cuore è la casa dell’uomo, quella cella interiore dove si custodiscono i beni più preziosi ma anche l’otre dove sono state raccolte tante lacrime. Il cuore di Gesù è la nostra casa perché porta i segni del suo amore nei nostri confronti, le tracce della sua vicinanza, il luogo naturale della verità. Varcando le sue soglie sentiamo l’aroma dell’unguento di puro nardo con cui Maria cosparse i piedi di Gesù; vediamo la tavola imbandita con il pane spezzato e il calice della nuova alleanza che la rugiada dello Spirito Santo trasforma per noi, ogni giorno, nel vero Corpo e nel vero Sangue di nostro Signore. Poco oltre il panno con cui la Veronica asciugò il volto di Colui che porta sulle sue spalle le sofferenze e i peccati di tutti gli uomini; su quel lembo di lino un volto con il bacio bruciante di tutti i tradimenti. Appesi alle pareti scorgiamo gli strumenti della passione: una corona di spine, dei chiodi, una spugna imbevuta d’aceto; una lancia chiave che aprì lo scrigno di ogni Grazia e di tutti i doni discesi dal cielo. Sentiamo l’eco del “crocifige”, il canto del gallo, il grido straziante dell’agonia: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato. Poi il silenzio del sepolcro, il pianto di una madre, al pietà delle donne e di pochi amici.
Entrando nel Cuore di Gesù portiamo , con le donne, gli aromi per la sepoltura e osserviamo con stupore “i teli posati là e il sudario, che era stato sul suo capo, non posati là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte” e, come l’apostolo Giovanni, vediamo e crediamo.
Entrando nel cuore della misericordia la parola eterna restaura la nostra effige, l’uomo vecchio viene rivestito della dignità perduta, il cuore di pietra diventa un cuore di carne. Il servo diventa l’amico, il ramingo trova una casa, l’esule una nuova patria.