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Chi sei tu? E chi sono io?

Buongiorno amici. Oggi memoria di San Pio da Pieltrelcina. Oggi chiamati a ricercare la propria identità. Gli incubi ritornano. Erode aveva ascoltato volentieri il Battista. Fino a quando questi non era entrato nella sfera personale e lo aveva messo davanti alle sue responsabilità: aveva ripudiato la propria moglie legittima, creando peraltro un pesante incidente diplomatico sfociato poi in una guerra contro i nabatei ed aveva preso con sé la moglie di suo fratello. A quel punto il simpatico profeta era diventato scomodo e tutti sappiamo come finì durante quel pasto ufficiale nella fortezza di Macheronte. Fine del profeta, fine del disturbo, fine del grillo parlante. Fino a quando a Erode giunge notizia del Nazareno. Un altro profeta? E chi sarà mai? Sciocco Erode, quando capirà che i profeti saranno per sempre presenti e che Dio sempre manderà qualcuno a pungolarci per spingerci verso la conversione!? È inutile zittire la coscienza, annegarla in mezzo ad un diluvio di parole stordenti, inutile appellarsi al pensiero della maggioranza: l’uomo porta dentro di sé la chiave per aprire la porta della verità e della giustizia. Si illude Erode, ancora pensa di divertirsi e di solleticare la propria anima piccina e sbiadita ascoltando il predicatore di moda. Ben altro serve per convertirsi! (Lc 9,7-9) Medita: Accettare il proprio limite
Ciò che conta è che l’uomo sappia che Dio è Dio e che l’uomo non è Dio. Sembra una sciocchezza l’affermazione di questa verità, ma non è così: poiché i nostri errori, le nostre indecisioni, le nostre tristezze dipendono quasi sempre dall’aver negato l’uno o l’altro termine del problema. Affermare che Dio è Dio significa entrare in una pace suprema, avere uno sguardo ottimistico sulle cose, significa credere che tutto è regolato dall’onnipotenza amante di un essere che condurrà tutto al suo fine e che, essendo Dio, è l’Eterna novità vicino alla quale ogni creatura sazierà la sua sete e troverà la sua pienezza. Affermare che l’uomo non è Dio significa accettare il proprio limite, godere della propria piccolezza, amare il proprio destino e la propria realtà.