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Essere continuatori dell’opera del Samaritano

Buongiorno amici e buona XV domenica del T. O. nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati a vivere la misericordia. Preghiamo per la pace nel mondo.                                                                               «Chi è il mio prossimo?”

Tutti sono il mio prossimo nel momento in cui io mi sento prossimo dell’altro. Il Samaritano è prossimo del malcapitato, e viceversa. Il Samaritano sa che nessuno si salva da solo , e sente la necessità di salvarsi curando l’uomo caduto nelle mani dei briganti. Nella misura in cui mi sento bisognoso di salvezza divento salvatore dell’altro. “Chi è il mio prossimo?” Quante graduatorie di prossimità abbiamo stilato, quanti sguardi abbiamo avuto per non incrociarne altri, quanti passi abbiamo allungato per essere più distanti dalla miseria altrui. Il Samaritano ci insegna a tenere lo sguardo alto, vigile e attento, a rallentare il passo per vivere “la medesima” strada e non sentirci “oltre”. Il Samaritano sa che l’uomo per essere guarito, ha bisogno del tempo. Non sono sufficienti due denari, questi vengono dopo. Prima di essi c’è bisogno di altro: c’è bisogno di compassione, di stare vicino, di fasciare le ferite…E’ la Passione che salva! Chissà se quel Samaritano si sarà ricordato di ritornare dall’albergatore! La parabola non ce lo dice. Per non vivere con questo dubbio il Signore ci dice: “Va’ e anche tu fa lo stesso”, chiedendoci di ritornare in quei luoghi di salvezza per essere noi stessi continuatori dell’opera del Samaritano. (Lc 10,25-37)