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Fango e limpidezza

Buongiorno amici. Oggi chiamati ad un esame di coscenza. Gesù aveva alzato l’asticella. Aveva presentato le “Beatitudini” come i “nuovi Comandamenti” di Israele, dando a capire che c’è un nuovo modo di rapportarsi a Dio. Gesù non smonta il valore della legge, ma la riporta all’essenziale, ricordando che l’origine di ogni norma è l’amore. Quel “ma io vi dico” esprime la straordinaria diversità dei suoi ritocchi, un vero e proprio colpo d’ala per portare dritto al cuore di Dio. Gesù offre un’interpretazione alta e interiore della Parola. Passa dalle parole allo Spirito e riporta alle origini. La Legge, ridotta ad alcune cose da osservare, ritrova un respiro. Non c’era più spazio per coloro i quali si sentivano a posto davanti a Dio. La “misericordia” vale più del “sacrificio”; il culto come relazione con Dio, non può prescindere da un rapporto d’amore con gli esseri umani. “Non ucciderai!”. Non si uccide soltanto con le armi ma con la lingua, con la menzogna, con la sottolineatura delle negatività. Odiare qualcuno è togliergli la vita, non amare è un lento morire. Gesù ricorda la necessità di guarire il cuore per guarire la vita. Egli risale alla radice prima, a ciò che genera la morte o la vita. San Giovanni lo esprimerà in un’affermazione colossale: “Chi non ama suo fratello è omicida.” (1Gv 3,15) Chi non ama uccide. E se peccare è ridurre a oggetto le persone, non si pecca contro la Legge, ma contro la profondità e la dignità della persona, icona di Dio. (Mt 5, 20-26)