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Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Buongiorno amici e buona giornata nella Solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e padre putativo di Gesù. Auguri di buon onomastico a chi porta il suo nome e auguri a tutti i papà vivi e un ricordo particolare ai papà defunti. Oggi chiamati fratelli, perché Dio interviene con potenza per proteggere il povero e l’indifeso; egli è misericordioso con i peccatori. Confidiamo nel suo aiuto e invochiamolo: Padre, riportaci nel tuo amore!  Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.            Questo versetto è una bella fotografia di san Giuseppe. Lui, povero artigiano di un paese sperduto e mai prima citato dalle scritture, è chiamato a essere padre e custode del Figlio di Dio. Già, il Figlio di Dio, il Messia…
Come continuare a credere che quell’angelo che lo ha rassicurato in sogno, non fosse solo un’illusione della mente per poter sposare Maria con serenità?
Quel bambino nasce in una stalla e nessuno vuole ospitarli. Quel bambino rischia subito la morte e deve fuggire dalla propria terra e lontano dal proprio popolo. Come continuare a credere esuli in Egitto? Ma egli credette anche quando la speranza sembrava solo un’ombra inghiottita dall’odio dei potenti. Così Giuseppe li ricondusse in patria e fece come l’angelo gli aveva detto: non ebbe paura, custodì il bambino e sua madre. (Mt 1,16.18-21.24)

Contemplo:

Il sacrificio totale che Giuseppe fece di tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria casa, trova la ragione adeguata nella sua insondabile vita interiore, dalla quale vengono a lui ordini e conforti singolarissimi e derivano a lui la logica e la forza, propria delle anime semplici e limpide, delle grandi decisioni come quella di mettere subito a disposizione dei disegni divini la sua libertà, la sua legittima vocazione umana, la sua felicità coniugale, accettando della famiglia la condizione, la responsabilità e il peso, e rinunciando, per un incomparabile verginale amore, al naturale amore coniugale che la costituisce e la alimenta.
Questa sottomissione a Dio che è prontezza di volontà nel dedicarsi alle cose che riguardano il suo servizio, non è altro che l’esercizio della devozione, la quale costituisce una delle espressioni della virtù della religione.