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Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Risorto. Oggi chiamati perché il Signore Gesù si è proclamato il vero pane di vita. In questa preghiera universale possiamo invocarlo con la stessa supplica degli abitanti di Cafarnao: Signore, donaci sempre questo pane. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.                L’atteggiamento della folla ha qualcosa di ironico e di incomprensibile allo stesso tempo: segue Gesù ammirata dai prodigi che compie e poi, mai sazia, chiede un segno.
È appena stata sfamata e subito accenna alla manna, un pane che i loro padri mangiarono, ma di cui presto si lamentarono perché troppo leggero.
È la condotta che Stefano denuncia pubblicamente: «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito santo. Come i vostri padri, così siete anche voi».
L’unica salvezza per questa gente è prendere sul serio l’invocazione che Giovanni pone sulle loro labbra: Dacci sempre questo pone. Sciogli, Signore, la durezza dei nostri cuori, per essere docili all’azione dello Spirito e cogliere i segni del regno presente in mezzo a noi. (Gv 6,30-35)

Contemplo:

Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame una fame più importante, che non può essere saziata con un cibo ordinario. Si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è «il pane della vita».
Gesù non elimina la preoccupazione e la ricerca del cibo quotidiano, no, non elimina la preoccupazione di tutto ciò che può rendere la vita più progredita.
Ma Gesù ci ricorda che il vero significato del nostro esistere terreno sta alla fine, nell’eternità, sta nell’incontro con Lui, che è dono e donatore, e ci ricorda anche che la storia umana con le sue sofferenze e le sue gioie deve essere vista in un orizzonte di eternità, cioè in quell’orizzonte dell’incontro definitivo con Lui.
E questo incontro illumina tutti i giorni della nostra vita. Se noi pensiamo a questo incontro, a questo grande dono, i piccoli doni della vita, anche le sofferenze, le preoccupazioni saranno illuminate dalla speranza di questo incontro. «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»
E questo è il riferimento all’Eucaristia, il dono più grande che sazia l’anima e il corpo. Incontrare e accogliere in noi Gesù, “pane di vita”, dà significato e speranza al cammino spesso tortuoso della vita.
Ma questo “pane di vita” ci è dato con un compito, cioè perché possiamo a nostra volta saziare la fame spirituale e materiale dei fratelli, annunciando il Vangelo ovunque. Con la testimonianza del nostro atteggiamento fraterno e solidale verso il prossimo, rendiamo presente Cristo e il suo amore in mezzo agli uomini.