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Quel canto che attraversa i secoli

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Risorto. Oggi chiamati a vivere l’esultanza di Maria. Conclude il mese di maggio la festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta, una pagina fresca, tutta “pasquale”, l’incontro fra queste due donne che già vedono il sogno realizzato. L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore. Alzati, amica mia, mia bella e vieni, presto. Maria parte. Si è appena definita serva del Signore, ma il Signore la chiama amica mia. Gesù spiegherà: non vi chiamo più servi ma amici, perché ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Sua madre è stata la prima a conoscere il piano del Padre, la prima a coinvolgersi con entusiasmo in questo piano. Gli eventi si sono appena avviati e Maria è già in movimento verso un’altra protagonista della storia, Elisabetta. Sullo sfondo possiamo scorgere il vero protagonista, quel Signore che le dice: Alzati, amica mia, mia bella e vieni, presto. Maria non esita, si avvia con il Magnificat nel cuore, e il suo canto attraversa i secoli, echeggiando nel nostro cuore. È il più bel complimento riservato a Maria. E proviene dal vangelo, perciò è così importante. Meglio: è stata una sua parente a formularlo, una che sa cosa significhi essere destinataria della fantasia di Dio. Un complimento che fa impallidire le nostre tante affermazioni devote, le nostre iperboli talora teologicamente imprecise. Beata te che hai creduto! Dice Elisabetta alla sua cuginetta scesa dalla Galilea. Come a dire: come hai potuto credere in un’enormità del genere? Già è difficile credere che una sterile in età avanzata possa partorire. Ma credere che Dio si comprima nel ventre di una quindicenne! Come splendidamente dice sant’Agostino, Maria dovette concepire Gesù prima nella fede e poi nella carne. Credere che nulla è impossibile a Dio che rende feconda una donna sterile, che entra nel grembo di una ragazzina adolescente. Credere che Dio diventa uomo, che abbandona il tempio per far diventare la casa un tempio. Un Dio di carne, da abbracciare e coccolare, con cui giocare e parlare, di cui inorgoglirsi e con cui litigare… Quanta fede ci vuole per credere a una cosa del genere, Maria ci è riuscita alla grande. Ora tocca a noi perché tutto si possa realizzare nella nostra vita. (Lc 1,39-56)