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Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Buongiorno amici e buona giornata nella festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Oggi chiamati fratelli e sorelle, in comunione con il papa, che presiede alla carità di tutta la Chiesa, rendiamo grazie al Padre per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori e chiediamogli di rafforzare la nostra fede: Proteggi la tua Chiesa, Signore.   Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.                        La festa di oggi ci ricorda i pastori che guidano il gregge. Ad essi san Francesco dice: «Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola». Ciascuno di noi oggi è invitato a riconoscere la chiamata al ministero collaborativo, a vivere in comunione. Oggi Gesù ci chiede di non rimanere in balia delle onde, ma di prendere una posizione: a fronte di ciò che la gente afferma di me, tu, con la tua fede e nel tuo cuore, cosa credi di me? Con la tua vita, cosa dici di me? La fede non è un atto intimistico: siamo tutti chiamati ad essere discepoli in ascolto e in sequela, destinatari di una rivelazione che non procede da carne o sangue, ma dal Padre che è nei cieli. (Mt 16,13-19)
Contemplo:

« Sopra questa pietra edificherò la mia chiesa». Ma vi sono altre immagini riferite a san Pietro, che meriterebbero spiegazioni e meditazioni: immagini usate da Gesù stesso, piene di profondo significato. Le chiavi, per esempio — cioè i poteri —, date a Pietro soltanto fra tutti gli apostoli, a significare un pienezza di facoltà che si esercitano non solo in terra, ma perfino in cielo. E la rete, la rete di Pietro, due volte nel vangelo lanciata per una pesca miracolosa? « Ti farò pescatore di uomini», dice il Vangelo di Lu­ca (5,10). Anche qui: l’umile immagine della pesca assume l’immenso e maestoso significato della missione storica e universa­e affidata a quel semplice pescatore del lago di Genezaret! E la figura del pastore? «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore» (Gv21,16s.), disse Gesù a san Pietro quasi per fare a noi pensare che il disegno della nostra salvezza implica un rapporto necessario fra noi e lui, il sommo Pastore. E così via; sebbene — a meglio guardare nelle pagine della Scrittura — troveremmo altre immagini significative, come quella della moneta (Mt 17,25) […], come quella della barca di Pietro (Lc 5,3), come quella del lenzuolo calato dal cielo (At 10,3), e quella delle catene che cadono dai polsi di Pietro (At 12,7), e quella del canto del gallo per ricordare a Pietro la sua umana fragilità (Mc 14,72), e quella della cintura che un giorno — l’ultimo, a significare il martirio dell’Apostolo — circonderà i fianchi di Pietro (Gv21,18). Tutte le immagini, caratteristiche dei linguaggio biblico e di quello evangelico, nascondono significati grandi e precisi. Sotto il simbolo è una verità, è una realtà che la nostra mente può esplorare e può vedere immensa e vicina. (San Paolo VI)