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Vivere il comandamento dell’amore.

Buongiorno amici e buona V domenica di Pasqua. Oggi chiamati a vivere il vero amore. Tra i tradimenti di Giuda e Pietro gli altri evangelisti pongono l’ultima Cena. Giovanni salta il racconto della cena per sostituirlo con la lavanda. Giovanni osa di più: tra i due tradimenti e le due salvezze (Giuda è salvato dal male, Pietro dal finto bene) inserisce l’unico comandamento dell’amore.

Gesù ci chiede di amarci (amare me, amare te) dell’amore con cui egli ci ha amato. Del suo amore, col suo amore. Non con l’amore di simpatia, di scelta, di sforzo, di virtù. Con l’amore che, provenendo da Cristo, può riempire il nostro cuore per poi defluire verso il cuore degli altri. Io, Paolo, non riesco ad amare le persone che mi sono antipatiche, né quelle che mi fanno del male. Solo l’amore che viene da Dio, un amore teologico, mi permette di poter amare al di sopra dei miei sentimenti e delle mie emozioni. La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi, delle facili consolazioni, di quelli che hanno Gesù come hobby: la Chiesa è la compagnia di coloro che sono stati incontrati ed amati da Cristo. Perciò diventano capaci di amare. Dall’amore dobbiamo essere conosciuti. Non dalle devozioni, non dalle preghiere, non dai segni esteriori, non dalle organizzazioni caritative, ma dall’amore. L’amore è ciò che maggiormente deve stare a cuore nella Chiesa. Che sia vero, che sia libero, che diventi evidente. Un amore in equilibrio tra emozione e scelta, tra enfasi e volontà, che diventi concreto e fattivo, tollerante e paziente, autentico e accessibile, che sappia manifestarsi nel momento della prova e del tradimento. (Gv 13,31-33a.34-35)