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Voi stessi darete da mangiare

Buongiorno amici e buona domenica nella solennità del Ss Corpo e Sangue di Gesù. Preghiamo per la pace nel mondo. Questa domenica celebriamo la solennità del Corpus Domini ovverosia della presenza reale di Gesù tra noi nel sacramento dell’Eucaristia. Un dono immenso, che mai comprenderemo fino in fondo: Gesù Risorto si rende presente nella comunità riunita per celebrare (e rimane presente nell’ostia consacrata) per unirci a se è comunicarci la sua vita divina. Gesù stesso nell’ultima cena ha detto: «questo è il mio Corpo!», cioè, questo sono io che mi dono a voi: «prendete e mangiatene tutti». Che mistero d’amore immenso! Gesù ci ama troppo per lasciarci soli, perciò continua a rendersi presente tra noi, accessibile e “tangibile”, nascosto e invisibile agli occhi ma percepibile con la fede e con il cuore. Ci fa bene anzitutto chiederci: quanto amore ho per l’eucaristia? Ho capito che lì c’è Gesù che mi aspetta? Con quanto amore ricevo l’eucaristia? Passo a volte a visitare il SS. Sacramento in Chiesa? Il Vangelo di oggi ci propone il famoso episodio della moltiplicazione dei pani, dal quale possiamo cogliere il dinamismo eucaristico nel quale siamo chiamati ad entrare. Gesù ci dona il pane eucaristico, ci dona cioè se stesso affinché, uniti a Lui, possiamo percorrere la medesima via, donando noi stessi. Potremmo dire che è il senso profondo del «date voi stessi da mangiare» che abbiamo letto nel Vangelo. Vediamo un po’. Gesù, con tanta cura e tenerezza, si prende cura dei bisogni della folla che lo cerca: insegna, risana, non si risparmia. Di contro, i discepoli, al termine della giornata, vista l’ora tarda, vorrebbero congedare la folla. Non hanno tutti i torti ma Gesù vuol far loro fare un passo ulteriore: li chiama a coinvolgersi, mettendo a disposizione quel poco che hanno: «voi stessi date loro da mangiare». Questa è una frase a doppio taglio. Innanzitutto significa: dategli voi da mangiare, provvedete voi e non dite: sbrigatevela da soli. Sentitevi responsabili della loro vita. Gesù non rimane inerte e impassibile davanti ai bisogni delle persone, e così chiede di fare a noi, suoi discepoli, troppo spesso preoccupati solo di soddisfare solo noi stessi e al limite i nostri cari. Ma non solo; questa frase significa anche: date voi stessi da mangiare, cioè donatevi, datevi in cibo, fate della vostra vita un dono d’amore per gli altri! È il movimento opposto all’egoismo, che ci spinge a usare gli altri per saziarci e soddisfarci. Qui Gesù chiama e rende capaci di fare l’esatto opposto: darsi perché gli altri siano felici e trovino vita. I discepoli sono senza parole e gli dicono: “Ma come, abbiamo giusto una cenetta striminzita: due pani e cinque pesci. Che ci facciamo con così poco?” Gesù allora fa accomodare la folla a gruppi di cinquanta. Sullo sfondo abbiamo la realtà della Chiesa: un popolo organizzato in piccole comunità, delle quali gli Apostoli e i Vescovi loro successori si prendono cura, aiutati da presbiteri e diaconi, portando loro Gesù Eucaristia. Quindi Gesù prende, rende grazie, spezza e dona. In questi termini troviamo racchiuso il senso della sua vita e dell’eucaristia. Egli ha preso la nostra natura umana, ha vissuto rendendo grazie in tutto al Padre, si è spezzato e si è donato per noi, e continua a donarsi sempre e comunque. Qui c’è anche il segreto dell’eucaristia: un po’ di pane, offerto dall’uomo che, nelle mani del sacerdote, durante la Messa, diviene Gesù risorto; una cosa tanto semplice contiene la potenza divina, espansiva, moltiplicativa di Cristo. E se noi, tanto piccoli e fragili, ci apriamo a Lui, se accogliamo con fede questo suo dono, diventiamo capaci di cose immense! Capiamo bene: se nell’eucaristia attingiamo al Signore stesso e veniamo “assimilati” a Lui, se l’accogliamo con fede, quanto amore potremo portare a coloro che incontriamo?

«Cari amici, il Signore Gesù è davvero «il pane della vita» (Gv 6,35.48), che nell’eucaristia, segno che sintetizza il senso della sua intera vita, ci comunica tutta la sua esistenza: sì, il sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo infonde a chi ne partecipa le energie per vivere come egli ha sempre vissuto. Questo dovremmo ricordare ogni volta che celebriamo l’eucaristia, questo dovremmo cercare di attuare nella nostra vita, a cominciare dalle piccole occasioni quotidiane!» (Lc 9,11-17)